Le cantine sociali dell’Alto Adige sono le migliori al mondo

afferma ormai da anni il “Gambero Rosso”, la più importante guida vini italiana
Ecco una breve cronistoria di questa gloriosa tradizione altoatesina.

I vini di punta prodotti dalle cantine sociali dell’Alto Adige sono ormai da tempo approdati nelle più prestigiose carte vini del mondo, basti solo pensare alla nobile “Enoteca Pinchiorri” di Firenze o all’“Oriental Hotel” di Bangkok, all’esclusivo ristorante “Landhaus Stricker” sull’isola tedesca di Sylt o al “Neta”, il tempio dei buongustai di New York. Non c’è angolo del pianeta, insomma, in cui i vini delle cantine sociali dell’Alto Adige non siano arrivati.
 
 
Ma per capire meglio la vorticosa ascesa che negli ultimi due decenni ha visto protagoniste le cantine sociali dell’Alto Adige, è bene fare un salto nel passato e andare nel XIX secolo, agli albori della cooperazione vinicola. Era il 1874 – circa 25 anni dopo l’introduzione nell’odierno Alto Adige del primo vitigno francese – quando a San Michele all’Adige (oggi in provincia di Trento ma fino al 1918 territorio austriaco, per la precisione del Tirolo) fu fondato l’omonimo Istituto Agrario Sperimentale, fortemente voluto dal ministero per l’agricoltura austriaco che mise a disposizione un sostanzioso sostegno finanziario per la ricerca viticola.

Fu Edmund Mach, fondatore nonché storico primo direttore dell’istituto di San Michele, a gettare le fondamenta scientifiche della viticoltura tirolese moderna. Lo studioso austriaco fece piantare nei vigneti dell’istituto le varietà autoctone più importanti e i più promettenti vitigni esteri, effettuando anche ricerche sul suolo e sul clima al fine di trovare la giusta combinazione tra varietà e posizione. Mach si dimostrò anche lungimirante in tema di politica economica, aiutando le piccole e piccolissime aziende agricole a fronteggiare la crisi di fine secolo attraverso la creazione di cooperative vinicole. Le prime cantine sociali sorsero ad Andriano, Terlano ed Egna, poi man mano tutti i centri vinicoli seguirono l’esempio. Per il visionario Edmund Mach la fusione era un atto necessario per il mutuo aiuto: condividendo lo stoccaggio e la vendita e ottimizzando la vinificazione, le cantine sociali furono in grado di affrontare il mercato. Per i singoli contadini questo significò anche non essere più costretti a svendere il proprio raccolto a prezzi stracciati a commercianti senza scrupoli. Successivamente, grazie ad una rigorosa selezione delle uve e ad un prezzo di vendita orientato alla qualità, nella seconda metà del ‘900 i viticoltori altoatesini sono riusciti a scalare la hit parade delle guide enologiche.

Terlano, da tempo nel novero delle migliori cantine sociali altoatesine, ha raggiunto fama mondiale con i suoi vini bianchi grazie al suo leggendario enologo Sebastian “Waschtl” Stocker. Non da meno sono stati i suoi successori Hartmann Doprima e Rudi Kofler dopo, che con il Lagrein “Porphyr” e il Pinot nero “Montigl” hanno dimostrato che a Terlano, oltre a bianchi prestigiosi (“Grande Cuvée”, Sauvignon “Quarz”, Pinot bianco “Vorberg”), è possibile produrre anche rossi di gran classe.

Nel 2000 il “Gambero Rosso” ha incoronato la cantina sociale S. Michele/Appiano e il suo straordinario enologo Hans Terzer come migliore cantina d’Italia; nel 2004 lo stesso privilegio è toccato a Willi Stürz (maestro cantiniere di Cantina Tramin), dichiarato miglior enologo dell’anno dall’autorevole guida italiana.

I Vinum Hotels Alto Adige celebrano quotidianamente gli enologi altoatesini proponendo nelle proprie vinoteche autentici gioielli come Gewürztraminer “Nussbaumer”, Lagrein “Taber”, Sauvignon “St. Valentin”, Pinot bianco “Sanctissimus”, Pinot nero “Vigna Ganger”, Cabernet “Lafóa”, Merlot “Brenntal”, Sylvaner “Sabiona” e tante altre etichette pluridecorate che negli ultimi anni hanno fatto conoscere al mondo intero le cantine sociali dell’Alto Adige.
 
 
Anteprima: la storia di marzo offerta dai Vinum Hotels

“Salvate la Schiava!” - questo il drammatico grido d’allarme rivolto 20 anni fa ai viticoltori altoatesini dall’autorevole rivista enologica svizzera “Vinum”, che aveva denunciato la drastica riduzione delle vigne coltivate a Schiava. La storia offerta dai VINUM Hotel Weingeschichte a marzo è una strenua difesa di questo vitigno autoctono a bacca rossa. Un vino leggero che tuttavia, nella sua versione moderna, si fa ammirare per eleganza e raffinatezza nonché per la sua sbalorditiva longevità.