“Volpe, hai rubato l’oca!”

Curiose e storiche ricette a base di oca per il periodo natalizio. E naturalmente il vino altoatesino più adatto da abbinare: il Merlot!
Dicembre è il periodo perfetto per un buon arrosto di oca! Si deve fare distinzione tra le oche fatte ingrassare precocemente, che arrivano a pesare fra i tre e i quattro chili nei primi cinque mesi di vita, e le oche giovani, che pesano tra i quattro e i sei chili e hanno fino a nove mesi.

Raramente, invece, si trovano oche macellate dopo il periodo di deposizione, e quindi di età superiore a un anno. Dal libro di ricette romane di Apicio: (* dal 25 a.C. al 42 a.C ca.) Liber VI Aeropates / 6° libro, pollame: „Aves omnes ne liquescant: cum plumis elixare omnibus melius erit. Prius tamen exinterantur per guttur vel e navi assublatae” //

 “Affinchè gli uccelli non si ammorbidiscano troppo, sarà meglio farli bollire ancora con le piume. Prima, però, devono essere eviscerati dalla gola o, dopo aver rimosso il groppone, dal retro”.

Dal “buoch von guoter spîse”, libro risalente agli anni 1345/1352: arrosto di oca con salsa di fegato e mele:

“È un buon piatto. Mettere un’oca allo spiedo e cuocere le frattaglie. Prendere quattro uova sode e aggiungere briciole di pane bianco, cumino, un po’ di pepe e zafferano. Prendere anche tre fegati di pollo bolliti, mescolare con aceto e brodo di pollo, ma fare attenzione che non sia troppo acido. Sbucciare e tritare finemente le cipolle, dopodiché metterle in pentola. Aggiungere acqua o strutto e lasciare cuocere a fuoco lento in modo da far ammorbidire il tutto.”

La storia di dicembre è condita con oca arrosto e accompagnata con un ottimo Merlot altoatesino!
 
 
Il Merlot altoatesino, così vero e genuino, con le sue lussureggianti figure decorate ricorda una tela di Peter Paul Rubens. Così come il pomposo pathos barocco ("Oh himmelhochjauchzendes Maiglöckchen...") imponeva che i sentimenti ardenti venissero sempre riversati in una forma rigorosa, lo stesso si può dire anche dei migliori Merlot altoatesini degli ultimi 15 anni:
 
Baron Widmann “Brenntal” (Cantina Kurtatsch), Lageder, “Spitz” (Glögglhof), Cantina Andriano, Cantina Produttori St. Michael Eppan, Cantina Colterenzio, Cantina Bolzano hanno agito sulla forte componente tannica del frutto del Merlot.

Vengono lodati il fondamento tanninico, l’amabile concentrato, il colore profondo, il carattere forte ed alpino nella gioventù del vino e la fantastica struttura morbida e setosa in età più matura.

Un'oca arrosto richiede, inoltre, l’accompagnamento di un buon vino rosso che abbia una struttura, potenza e acidità tali da poter contrastare una carne piuttosto grassa, come quella dell’oca.

Con il luccicante Merlot rosso rubino "Brenntal", la nostra oca arrosto viene valorizzata al meglio: Ai nostri nasi giunge il tipico profumo del Merlot, con note di frutti rossi, come ciliegie e lamponi. Othmar Donà, il cantiniere della Cantina Kurtatsch, mostra grande entusiasmo parlando del terreno dal quale proviene il suo ottimo Merlot, uno dei fiori all’occhiello della sua azienda:

“La zona Brenntal confina con le pendici settentrionali del grande massiccio calcareo sul quale troneggia Cortaccia. Una fitta rete capillare di corsi d’acqua, provenienti da tre direzioni diverse, deposita i sali minerali delle montagne nel sottosuolo argilloso della pianura. I terreni di ghiaia calcarea e porfirica garantiscono un drenaggio ottimale e, al tempo stesso, naturale. Questi sali, trasportati dall’acqua dalle alture delle montagne alla calda valle, determinano il profilo alpino del Merlot “Brenntal”: la sua fresca mineralità vibra intensamente sul palato e gli aromi profumati delle erbe selvatiche richiamano la vegetazione al di sopra del limite della vegetazione arborea”.
 
 
Vinum Hotels – La storia di gennaio

"In un batter d'occhio. Geniale. Semplice. Migliore!" - I favolosi krapfen altoatesini per la stagione invernale

I “Kirchtagskrapfen”, famosi dolci tradizionali altoatesini, come suggerisce il loro nome, sono molto legati alle giornate di festa. In Val Pusteria, si dice che la gente cominciasse già il giorno prima a preparare il "Ruspan", il grano, i Türtln e i Niggilan.

In queste occasioni venivano preparati anche gli “Aufheberkrapfen” e i ragazzi andavano a chiedere un krapfen (“zi krapfl”) ad alcuni signori illustri del proprio paese. Si racconta che questi krapfen venissero, poi, esposti su cappello come trofeo.

Ad ogni modo, si ritene che questa sia probabilmente soltanto una leggenda folcloristica, anche perché nessuno avrebbe mai rovinato volontariamente il proprio cappello con dei krapfen unti, nonostante sia l’Alto Adige sia una regione di montagna tradizionalmente molto legata ai krapfen.

La diversità immaginativa che si è sviluppata nel tempo si può riassumere con una frase della moglie di un contadino della Valle Isarco: >Hinter jedn Bachl wird a nondoror Kropfn gebochn<", ovvero “dietro ad ogni ruscello viene preparato un altro krapfen”.

La storia di gennaio è dedicata alla “Gluscht”, l’improvvisa acquolina in bocca dovuta al forte desiderio di mangiare un tradizionale krapfen altoatesino!