Come saranno i vini altoatesini del 2016?

Panoramica sui vini dell’ultima annata, ritenuta a giudizio di molti esperti come una delle migliori degli ultimi 20 anni
Gennaio 2017
Le calde settimane dello scorso autunno hanno lanciato parecchi segnali incoraggianti: i vini del 2016 saranno capaci di mantenere queste promesse? Sembra proprio di sì, almeno a sentire l’opinione di alcuni tra i più autorevoli enologi altoatesini.

Con oltre 2.000 ore di sole l’anno, l’Alto Adige è una delle regioni vinicole di montagna più interessanti del pianeta, capace di produrre vini che portano in giro per il mondo la loro origine e la loro identità ben precisa. Sono vini che sanno di vento e di montagna, di terreni ghiaiosi, morenici e argillosi, frutto di stagioni talvolta impeccabili talvolta dannatamente complicate. Vini che però conservano sempre uno stile inconfondibile, cangianti e intriganti proprio come i pendii montuosi dove nascono, sempre pronti a suscitare la curiosità di chi ama il buon vino.
 
 
“Devo dire che la stagione vinicola 2016 – sintetizza l’enologo di lungo corso Othmar Donà di Cortaccia – è stata veramente clemente con i vignaioli e, di conseguenza, con i maestri cantinieri. Con vendemmie del genere per noi è un vero piacere, scendere in cantina e poter lavorare con uve sane!” Le vigne di Cortaccia situate più in alto hanno un carattere spiccatamente nordico, mentre i dolci declivi che scendono a fondovalle fanno sì che questa zona venga definita – grazie anche alla presenza di cipressi e ulivi – la Toscana dell’Alto Adige. Othmar Donà è uno che ama stupire e anche stavolta c’è riuscito. Chi fino a qualche anno fa storceva il naso per il debole profilo varietale del suo Müller Thurgau, oggi rimarrebbe stupito vedendo la qualità che questo bianco, peraltro non sempre amatissimo, è riuscito a sviluppare nei vigneti di Corona, frazione di Cortaccia. E se ci fosse un riconoscimento per i vini capaci di mantenersi per un decennio ad altissimi livelli, in prima fila tra i premiati ci sarebbe senz’altro il Sauvignon “Kofl” prodotto nell’altra frazione di Penone.

Uve di grande qualità sono arrivate anche alla Cantina Colterenzio di Cornaiano, dove il presidente Maximilian Niedermayr tira le prime somme anche in termini di quantità: “Nel 2015 abbiamo vendemmiato oltre 2.600 tonnellate di uva, quest’anno ci attestiamo attorno alle 2.800 tonnellate”. L’ottima qualità del raccolto è dipesa non solo dalle favorevoli condizioni climatiche a ridosso della vendemmia, ma anche dallo straordinario impegno dei vignaioli e dall’accuratezza nella raccolta delle uve. D’altronde, per dare vita ad un vino di qualità, non si può prescindere da uve sane e buone. “Per quello che abbiamo visto finora – afferma con convinzione l’enologo di Colterenzio Martin Lemayr – siamo molto fiduciosi che l’annata 2016 possa portare vini belli e piacevoli. In particolare ci aspettiamo molto dal Pinot nero e dal Sauvignon”.

Anche l’astro nascente nel firmamento vinicolo altoatesino, Markus Prackwieser del Gumphof di Fiè allo Sciliar, è entusiasta della qualità del raccolto: “L’annata 2016 è destinata ad entrare negli annali della nostra storia vinicola. Mi aspetto bianchi molto fruttati ma allo stesso tempo vigorosi, mentre tra i rossi quest’anno anche le varietà più bisognose di sole – come Cabernet Sauvignon, Merlot e Lagrein – daranno corpo a vini straordinari!” Il Gumphof, come del resto tutta la parte più meridionale della Val d’Isarco, gode di un particolare clima favorevole dovuto all’Ora del Garda, il vento pomeridiano che spira da sud, e alle notti che invece sono generalmente fresche. Questo spiega perché al Gumphof si producano Sauvignon, ma ancor di più Pinot bianchi, di grande qualità. L’annata 2016 promette grandi cose anche per la più beverina Schiava, che Markus ha imparato ad amare grazie al padre: “La mia Schiava ha un bel fruttato rosso; certo non sarà mai un vino di rango internazionale, ma non deve neanche esserlo. L’importante è che mantenga la sua tipicità e faccia la sua bella figura con ogni pasto. Per un vino alle volte è più difficile essere semplice che complesso, e produrre Schiava deve essere innanzitutto un piacere!”
 
 
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